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World Running Academy Magazine

Dalla scrivania alla cortina-dobbiaco passando per alcune tra le più belle corse del Pianeta. L'esperienza di Lucia Tommasiello.

Nicola Del Vecchio | Giugno, 2016

Ho quasi 44 anni e sono un Funzionario della Banca d'Italia; svolgo attività di vigilanza, anche ispettiva, sulle banche. Sono nata a Massa ma vivo fuori da molti anni, da quando sono andata a fare l'Università a Siena, dove sono stata anche assunta in banca quando non avevo ancora compiuto 22 anni. Avendo vissuto in quella città per ben 18 anni, la considero praticamente la mia città d'adozione e torno spesso a trovare gli amici fraterni che ho lasciato là. Dai miei 37 anni fino ad ora ho avuto una vita quasi da nomade, perché in sette anni ho cambiato sede di lavoro ben quattro volte (con annessi traslochi e relative beghe): Pisa, Firenze, Arezzo e, da circa sei mesi, Roma. Il mio lavoro - che amo tantissimo e svolgo con grande entusiasmo - mi ha portato a viaggiare molto spesso e a conoscere una buona parte della nostra bella Italia. Ma l'esperienza in assoluto più esaltante che mi ha consentito di fare è stato vivere a New York per due mesi, nel 2010. Sono separata e non ho figli, perciò in pratica dedico il mio tempo libero ai miei hobbies: oltre alla corsa, amo moltissimo leggere, cantare (faccio parte di un coro) e cucinare per me e per i miei amici.

Dalla scrivania alla Cortina-Dobbiaco l'esperienza di Lucia Tommasiello Dalla scrivania alla Cortina-Dobbiaco l'esperienza di Lucia Tommasiello

Da quanto corri? Perchè ti sei avvicinata alla corsa? Partecipi a tante competizioni? La prima in assoluto?


In pratica tutto è cominciato con la mia esperienza lavorativa a New York (galeotta per tanti aspetti della mia vita). Mio fratello Marco, che adoro e con il quale ho un ottimo rapporto, venne a trovarmi a New York nel periodo in cui lavoravo là, proprio nei giorni in cui si svolgeva la Maratona (che tradizionalmente si corre la prima domenica di novembre). Ne fu talmente colpito che decise - lui, che di fatto non aveva mai praticato sport in tutta la sua vita - di allenarsi per l'edizione dell'anno successivo, il 2011. Quando tornò dopo averla corsa, era talmente entusiasta della sua esperienza che mi propose di correre insieme l'edizione dell'anno successivo, quella del 2012, e così è stato. Quando ho cominciato ad allenarmi (con una tabella redatta da Orlando Pizzolato e messa a disposizione del pubblico tramite internet) è cominciato anche un periodo piuttosto brutto della mia vita privata. In questo senso la corsa mi è stata di grande aiuto, perché mi consentiva di "smaltire" il brutto umore che spesso contraddistingueva le mie giornate e mi dava al contempo uno scopo, un obiettivo concreto da perseguire. Ma la sfortuna ha voluto che l'edizione del 2012 della Maratona di New York non si sia potuta svolgere: qualche giorno prima della manifestazione Manhattan fu duramente colpita dal famigerato uragano Sandy, che mise in ginocchio mezza città e costrinse gli organizzatori ad annullare l'evento. Poiché però a quel punto ormai avevo completato la preparazione per una maratona, decisi comunque di correrne una e mi iscrissi a quella di Firenze, che si teneva tre settimane dopo. E così sono diventata una maratoneta a Firenze.
Per motivi personali ho poi quasi sospeso ogni attività sportiva nel 2013 e 2014; ma nel frattempo mio fratello continuava a "macinare" gare e, nello spirito di sana competizione tra fratelli che ci ha sempre contraddistinto (anche nello studio), non potevo rimanere "troppo indietro" rispetto a lui... :-). Marco ed io inoltre avevamo ancora a disposizione il "bonus" per il pettorale della maratona di New York che l'organizzazione ci aveva accordato a causa dell'annullamento, perciò sicuramente non potevamo permetterci di perdere l'occasione di tornare là e correre la nostra New York Marathon. Marco aveva tra l'altro cominciato a farsi preparare da Paolo Barghini, con risultati piuttosto soddisfacenti; perciò ho deciso, a novembre 2014, di ricominciare a prepararmi e mi sono affidata anch'io all'expertise di Paolo, che mi ha effettivamente trasformato in una vera runner. Per perfezionare la preparazione e anche allo scopo di provare l'emozione di indossare un pettorale, su suggerimento di Barghini ho cominciato a partecipare a qualche gara, partendo dalle mezze maratone più importanti (Roma e Milano, a marzo 2015). Poi il destino mi ha portato a Parigi in occasione della maratona che si correva là ad aprile dell'anno scorso: ero andata solo per accompagnare mio fratello e alcuni amici che l'avrebbero corsa, ma uno di questi runners aveva l'influenza e quindi ho deciso di sostituirmi a lui e indossare il suo pettorale. Non mi ero portata neanche le scarpe... perciò al Marathon Expo di Parigi ho acquistato un paio di scarpe nuove e tutto il necessario per correre e con sole due "mezze" nelle gambe ho portato a termine la maratona in 4 ore e 21 minuti. Inutile dire che mi sono rovinata i piedi nell'occasione, ma il mio cuore traboccava di gioia ed ero al settimo cielo. Mi dicevo: se sono in grado di fare questo, allora ho davvero una grinta straordinaria.... Tra l'altro correre senza il GPS, senza fare caso al tempo impiegato, mi ha consentito di godermi le bellezze della città di Parigi e di vivere l'esperienza della maratona con un cuore davvero leggero. Quello che è venuto dopo ormai è praticamente "storia", perché per completare la preparazione per New York ho partecipato ad altre gare, tra cui la Stralugano (30 km) che ho concluso in 2 ore e 50 minuti. Ovviamente l'anno 2015 si è concluso in bellezza, con la mia prima Maratona di New York (perché conto che ce ne siano altre!) portata a casa non senza fatica ma con una emozione fortissima. Quando si dice che la NY Marathon è la maratona più bella del mondo, lo si dice perché lo è davvero, in tutti i sensi. L'entusiasmo della folla - un milione di persone lungo il percorso - è qualcosa di irripetibile in qualsiasi altra parte del mondo.

Dalla scrivania alla Cortina-Dobbiaco l'esperienza di Lucia Tommasiello Dalla scrivania alla Cortina-Dobbiaco l'esperienza di Lucia Tommasiello

Per molti di noi correre non è solo una questione atletica ma racchiude aspetti molto più ampi. E' così anche per te? Puoi descrivere quali sono le emozioni che provi ogni volta che indossi un paio di scarpe da running? Qual'è lo spirito con cui partecipi ad una gara? Preferisci correre su strada o in natura?


In effetti l'aspetto agonistico nel mio caso, come immagino per tante altre persone, è un aspetto decisamente secondario. Non sono una professionista della corsa e so bene che non lo sarò mai. Cerco solo di migliorare i miei tempi, per quanto è possibile, ma conosco bene i miei limiti, non solo fisici e legati all'età, ma anche al tipo di vita che conduco e al lavoro che svolgo. Gli allenamenti, soprattutto negli ultimi mesi, si sono diradati e anche quando riesco ad allenarmi quattro volte a settimana (come prescrive la tabella di Paolo), faccio una gran fatica a completare le sessioni nel modo in cui dovrei. Io amo correre all'aria aperta, ma nei mesi invernali sono costretta ad allenarmi sul tapis roulant in palestra almeno due volte la settimana, ed è un vero stress mentale perché in questo modo la corsa non ti aiuta a liberarti dei tuoi pensieri. L'azione meccanica del tapis roulant è quanto di peggio ci possa essere per chi, come me, corre per sentirsi libero, per volare col pensiero, per associare il passo al ritmo della musica e al contempo guardarsi intorno e intessere l'armonia del proprio corpo nell'ambiente circostante.
Perciò, soprattutto ultimamente, le gare sono diventate gli allenamenti... ma per quanto mi riguarda l'aspetto in assoluto più bello del partecipare alle gare è sapere di correre verso un traguardo dove ad aspettarti ci sono gli amici, pronti ad abbracciarti e a fare festa qualsiasi sia il tempo impiegato per terminare la gara. La corsa è questo: uno sport che fai spesso da solo ma sempre circondato da persone che coltivano la tua stessa passione e con le quali - per forza di cose - alla fine arrivi a condividere gioie e dolori, con le quali alla fine arrivi ad avere un comune sentire che per qualcuno può rappresentare ben più di un legame di sangue o affettivo.

Dalla scrivania alla Cortina-Dobbiaco l'esperienza di Lucia Tommasiello Dalla scrivania alla Cortina-Dobbiaco l'esperienza di Lucia Tommasiello Dalla scrivania alla Cortina-Dobbiaco l'esperienza di Lucia Tommasiello

Hai da poco partecipato alla Cortina Dobbiaco puoi descriverci la gara? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?


Ho partecipato alla Cortina-Dobbiaco anche nel 2015, insieme ad un bel gruppetto di amici. Ci siamo divertiti un sacco, al di là della corsa, ma non ero soddisfatta della mia prestazione perché evidentemente non avevo ancora smaltito i postumi della "improvvisata" Maratona di Parigi. Quest'anno ci sono andata per conto mio, approfittando del fatto che ho un incarico di lavoro temporaneo a Venezia e quindi dovevo fare relativamente poca strada per arrivarci. La Cortina-Dobbiaco è una corsa meravigliosa. Si percorre questa strada bianca di 30 km, tracciata lungo l'antico percorso della ferrovia che collegava le due località, incastonata nello spettacolare paesaggio delle Dolomiti, con un passaggio sotto le tre cime di Lavaredo e costeggiando il lago di Ledro e il Lago di Dobbiaco. Un tracciato piuttosto faticoso, perché si parte da un'altitudine di circa 1200 m slm, si sale per circa 14 km fino a oltre 1500 m slm e poi si comincia a scendere nuovamente verso 1200 m slm. E' una gara che richiede una strategia attenta per non bruciare tutte le energie nella prima metà ed arrivare in fondo senza più forze. Non credevo di farcela, ma l'ho conclusa in meno di tre ore (2,57) migliorando di 13 minuti il tempo dello scorso anno. Bella, bellissima corsa.
Il mio prossimo obiettivo è la maratona di Berlino a fine settembre. Vorrei cercare di concluderla in meno di quattro ore e realizzare così il mio miglior tempo. Ma con l'avvicinarsi dell'estate gli allenamenti saranno più faticosi a causa del caldo, quindi non è affatto detto che io ci riesca. Ma ci proverò sicuramente.
Lo sport, tutto lo sport, è faticoso e richiede sacrificio. Ma quando una cosa la si fa con passione, la fatica viene messa in secondo piano. E gli ostacoli sembrano svanire di fronte alla prospettiva di avere ciò per cui stiamo lottando. Ecco, io sono mossa da questo: dalla passione e dalla prospettiva di assaporare, ogni volta, la grande libertà che questo sport riesce a donare.

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