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La mia Dolomiti Sky run. Racconto di Matteo Locori.

Nicola Del Vecchio | Luglio/Agosto, 2016

La mia Dolomiti Sky run. Racconto di Matteo Locori

Sono nato e vivo al mare ma c'è qualcosa che mi lega alle montagne, alle Dolomiti. Qualcosa che probabilmente è nato quando da piccolo mi ci portavano i miei zii sia in estate che in inverno così da quando ho scoperto questo magnifico sport ho subito pensato al giorno che sarei potuto tornare su questi sentieri a correre.


E così sentendo il racconto dell'amico arcigno Davide Cocchi che l'ha corsa l'anno scorso decido anch'io di partecipare alla Dolomiti Sky Run, un'ultra sky-marathon di 130 km e ben 10.400 mt. di dislivello positivo con alcuni tratti abbastanza tecnici, passi e forcelle sopra i 2.600 mt, un'altitudine media sopra i 2.000 mt e la variabile meteo che in montagna è sempre da considerare soprattutto nelle ore notturne.


L'avvicinamento è stato graduale, con un paio di gare sui 45 km nei primi 3 mesi dell'anno (che a dire il vero non sono andate come speravo) poi in primavera la 60 km del Mugello che mi ha ridato un po' di fiducia, i primi di giugno una bella uscita notturna in solitaria sempre di 60 km nei miei sentieri delle 5 Terre, il tutto intervallato da settimane con 80/90 km e 4.000 mt. di D+ e uscite assieme ai miei compagni di "sventure" Nicola Del Vecchio e Ugo Mozzachiodi.


Certo per una gara di questo tipo non si è mai preparati abbastanza ed allenarsi in zone del tutto diverse dal contesto della gara non aiuta di certo però sentivo che il coach Paolo Barghini con le sue tabelle mi stava portando all'appuntamento con un buon stato di forma.


Così in poco tempo si arriva a ridosso della partenza e cominciano a venirmi pensieri di tutti i tipi: ma dove vado a fare tutti quei km? 30 ore di corsa! se pioverà e ci saranno i fulmini quando magari sono in qualche punto critico cosa faccio? riuscirò a mangiare regolarmente senza stare male come altre volte? la caviglia infortunata 2 mesi prima reggerà? e se ai piedi mi verranno o no le vesciche? come preparo lo zaino e le due sacche per le basi vita? Qui devo ringraziare Davide Buglione e Annalisa Rolla che una sera a cena a casa loro mi hanno tranquillizzato e parlando del più e del meno tanti dubbi si sono cancellati facendomi così partire molto più rilassato!


La macchina organizzativa dopo due edizioni è ormai rodata alla perfezione e infatti tutto fila liscio senza intoppi: navetta che da Belluno ci porta a Ferrara di Braies, consegna pettorali (con la grandissima Fedex Boifava in super forma a spiegarci il percorso) pranzo e riconsegna delle sacche per le basi vita e ops dalle 8:30 che siamo partiti sono già le 15:55 che ci ritroviamo sotto l'arco della partenza marchiato #Montura con il conto alla rovescia più da cardiopalma che abbia mai provato (maledetto cinghialone Fabrizio Gnurf Molari perchè mi hai lasciato solo??)


Partenza ovviamente a ritmi molto blandi, la comitiva sembra essere allegra, rilassata, c'è voglia di inziare un'avventura, si chiacchera un po, si scatta qualche foto e così quasi senza accorgersene ti si presenta davanti lo splendido lago di Braies con le sue acque azzurre, la gente che ci cammina attorno e alcuni ragazzi che tentano di chiudere una slackline, ma giusto 3-4 passi e poi si assisteva a certi voli in acqua!


Tutta la prima parte è senz'altro la più bella e affascinante perchè ti trovi in pieno paesaggio dolomitico, patrimonio dell'Unesco, è un piacere correrci. Anche la notte che ormai è alle porte non crea problemi anzi ti da quell'energia in più, difficile da spiegare se non la si prova di persona; sei solo con te stesso, nel silenzio (non mi è mai piaciuto correre con la musica), nel cono di luce della frontale ed è come trovarsi in una dimensione extraterrestre.


Si passa in sequenza Lagazuoi, Falzarego, Averau, Giau e comincia ad albeggiare; peccato che non riesco a vedere il sorgere del sole a causa di un monte che mi impalla la visuale.


Le prime ore del sabato filano lisce, riesco a tenere un buon ritmo e alimentarmi bene, c'è stata solo un po' di pioggia e qualche banco di nebbia che però non dovrebbe aver causato problemi a nessuno.


Mi ritrovo così alla seconda base vita dopo circa 18 ore e in 15esima posizione, ma l'ultima parte è un qualcosa di indescrivibile in quanto a durezza, una serie di vertikal dietro l'altro con pendenze anche del 40%, passaggi in forcelle che richiedono l'appoggio di entrambe le mani, traversi su nevai che se metti male un piede arrivi diretto a fondo valle, discese del tipo -1000 mt. in 2,5/3 km con cartello all'inizio: "solo per escursionisti esperti", la fatica che piano piano si fa sentire e purtroppo anche le vesciche di cui solitamente non soffro mi fanno tribolare e ogni passo in discesa è un bruciore che arriva dritto al cuore.


Così i km e i minuti scorrono leeeeenti (più di Thiago Motta quando tenta di impostare la manovra a centrocampo) e nel bosco in preda a "deliri" tipici degli ultratrail scambio tronchi, rami, rocce e foglie per oggetti di uso comune.


Cerco di rimanere concentrato, leggo i tanti messaggi del mio gruppo degli #Arcigni che mi aiutano ad andare avanti e penso solo ad arrivare al traguardo senza fretta anche se non nego che un pensierino alla partita dell'Italia trasmessa dal maxischermo accanto all'arrivo ce l'avevo fatto, ma ormai l'arbitro sta per fischiare l'inizio e sono ancora lontano. Il cellulare si spegne dopo poco (povero dopo 30 ore anche se in buona parte in modalità "Montella" è comprensibile), il gps mi aveva già salutato da qualche ora, speriamo non mi abbandoni anche la frontale perchè altrimenti come ci esco da questo dannato bosco?? Gli ultimi km alle porte di Belluno su asfalto sembrano interminabili oltre che noiosi, se poi qualcuno divertendosi a spostare gli ultimi cartelli ti costringe a fare 300-400 mt in più il "rosario" è bello che recitato tutto!


Tagliato il traguardo ero convinto di sdraiarmi a terra e dormire lì accanto invece dopo aver ricevuto medaglia e maglietta per i finisher e il bacio di Fabio de Mas colui che ha ideato questa gara, con le ultime energie rimaste sono andato con la navetta al palazzetto per cambiarmi, montare la branda e finalmente dormire come si deve chiudendo le mie fatiche in 32 ore e 22esima posizione su 174 (quasi 100 i ritirati!!)


La domenica mattina mi metto in viaggio alle 9 e non so come ma alle 15 riesco a raggiungere il mio amore Martina Martìnez a Corniglia che mi aspetta per un bagnetto, ma sono troppo stanco, mi fanno male i piedi e con il mare molto mosso opto per un'altra dormita sotto l'ombrellone dopo essermi rifocillato per bene.


Si chiude così quest'avventura/viaggio/gara che mi porterò dentro per sempre, ma con il pensiero già proiettato verso qualche altra lucida follia.

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