Logo
World Running Academy Magazine

Alessandro Andretto. Dall'ufficio al deserto. L'esperienza del “Monager” corridore

Nicola Del Vecchio | Marzo, 2016

In questo numero raccontiamo la storia di Alessandro Andreetto, 53 anni laureato in ingegneria e master in economia sempre alla ricerca di lavori complessi quali riorganizzazioni industriali nonché costruzione di impianti giganti e complessi nei posti più disparati al mondo. Un vero e proprio manager di successo o meglio come definisce chiamarsi lui “monager”, per la sua dedizione totale all'azienda e al lavoro. Gli ultimi 30 anni passati in giro per il nord italia e la Germania con molti viaggi dal Brasile al Buthan dal Sudafrica alla Siberia.

Alessandro Andretto, dall'ufficio al deserto. L'esperienza del Monager corridore Alessandro Andretto, dall'ufficio al deserto. L'esperienza del Monager corridore

“Molti diranno – afferma Alessandro - che bello vive di rendita! e invece no! E questa è anche la causa della corsa, il superlavoro! Negli ultimi 13 anni ho gestito un'azienda che ha costruito funivie nonché giganti gru per la costruzione di dighe ed enormi sistemi per il trasporto materiali. Ora mi sono messo a fare il salame e penso che mi divertirò lo stesso. La corsa è iniziata 18 anni fá mentre stavo facendo una chiusura di stabilimenti produttivi in Germania, si purtuppo in quell'anno avevo dovuto chiudere 4 siti produttivi e trasferire le attività in Cecoslovacchia e Romania e licenziare un migliaio di persone. Avevo lo stress a 1000 e la pressione elevatissima, cosi una mattina vado dal medico che mi manda subito dal cardiologo e li il brillante MONAGER si ritrova con 20 persone molto anziane e si sente dire "auf Deutch" o smette subito o la settimana prossima fa un infarto, per cui vada a comprarsi un paio di scarpe e si metta a correre. Cosi ho fatto e goffamente la mattina seguente ero sul campetto vicino casa a cercare di correre goffamente i primi 400 metri”.


Una storia comune a molti podisti, anche se l'esperienza di Alessandro racchiude dei tratti davvero unici che evidenziano l'importanza della corsa non solo come gesto atletico. “Da allora – prosegue - ho corso una trentina di maratone in Italia e all'estero, ma non è la gara che mi interessa bensi è un obiettivo che mi permette avere una data fissa per cui mi alleno. Io sono sempre con la valigia in macchina, o prima in aereo, dove ho sempre scarpe e pantaloncini. Questo per me è un bene poichè all'alba o di notte, prima che gli altri si svegliano, io corro e scopro città, scogliere, posti inaccessibili durante le giornate frenetiche. Poi grazie al grande GPS schiaccio il tasto "riportami alla partenza " e mi riporta in hotel in posti mai conosciuti prima”.

Alessandro Andretto, dall'ufficio al deserto. L'esperienza del Monager corridore Alessandro Andretto, dall'ufficio al deserto. L'esperienza del Monager corridore

La passione per la corsa ha portato Alessandro a cimentarsi con il deserto e come per molti è stato amore a prima vista. “Io non corro con le gambe ma corro con la testa – racconta - e questo mi piace testarlo. Ad esempio ho corso la maratona di Berlino con 40000 partenti in mezzo ad una marea di folla e la settimana seguente una maratona in 16 su un lago salato, da solo dall inizio alla fine dove vedevi solo il bianco sale. Poi è arrivato il deserto. Prima di correre il deserto non ricordo quale era l' approccio, ora so che corri per tornare nel deserto a correre a piangere a svuotarti la testa di problemi che ti attanagliano, budget, costi, tempi!.” Il deserto non è peculiare solamente per il luogo in cui si correre ma nache e soprattutto per il contesto nel quale si svolge la competizione. “ Ho fatto 2 volte la 100 km del Sahara a tappe e qui mi e piaciuto lo spirito di gruppo che nasce tra 6 sconosciuti di tenda, dove il gruppo diventa una entitá unica e potentissima! Ricordo che prima all'aereoporto eravamo 6 benemeriti sconosciuti e forse ci stavamo pure antipatici. Allo stesso modo quando ho corso la Marathon des Sables si provano sensazioni non sono descrivibili, non ti rendi conto quando sei li cosa stai facendo ma sai che per poterlo fare hai corso per 2500 km nella neve e al sole con lo zaino col piombo per soppravvivere al meglio quei momenti unici. Io corro poi da solo, non in scia per cui la mia testa pensa e mi porta a godere quei posti incantevoli in solitaria magari con 50 gradi su per una enorme duna”. E visto che la voglia di scoprire scenari nuovi ed emozioni uniche non è assolutamente sopita, l'attenzione è già alla prossima sfida con la consapevolezza che la preparazione è tutto.

Alessandro Andretto, dall'ufficio al deserto. L'esperienza del Monager corridore Alessandro Andretto, dall'ufficio al deserto. L'esperienza del Monager corridore

“I progetti futuri sono di ritornare nel Sahara ma mi stuzzica troppo andare con Paolo in Iran a maggio – racconta Alessandro -, comunque mi permetto di ricordare che preparare una gara del tipo desertico con 250 km in autonomia alimentare non è una passeggiata di salute e va fatto con la massima professionalità. Io sono un professionista del lavoro ma vi assicuro che durante la preparazione dicevo che era più duro di un lavoro. La corsa alle 4 del mattino, la preparazione degli alimentari, la ricerca delle attrezzature leggere comode assurde, e per questo ho avuto la fortuna di seguire il consigli del Barghini. Mi sono costruito un container dove ho messo dentro una sauna con tanto di tapirulan e correvo a 50 gradi mentre fuori nevicava, si lo avete capito non lascio nulla al caso e non mi piace arrivare impreparato. Ho avuto la fortuna di correre nel deserto seguito da un professore austriaco che mi ha attaccato una decina di sensori e registrava il mio stato fisico e mentale per vedere come reagisce una persona in un tale stato di stress fisico, risultati eccezzionali. Chiudo e ringrazio dicendo che le sensazioni che si provano a cercare di dormire in una tenda berbera in una bufera di sabbia ossia in mezzo alla sabbia alla temperatura di 2 gradi in un sacco a pelo superlight dopo aver chiuso una tappa di 93 km non e descrivibile ma bisogna provarla dal vivo”. L'ultimo saluto è per una persona speciale. “Ringrazio mia mamma Anna che, anche se morta ormai da 10 anni, ha corso com me tutte queste splendide e durissime maratone”.

Personaggio | 0 Commenti

Lascia un commento




Recenti
Popolari
Categorie
Amref Sport Senza Frontiere
Rete del Dono per Art 4 Sport Maratonabili
Lo Sport Insegna