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World Running Academy Magazine

Il Vampiro

Giovanni Pessina | Marzo, 2016

Al e Jo si conoscevano da alcuni anni, facevano parte dello stesso runnerclub, iniziarono ad allenarsi assieme e socializzarono: qualche week endvia per una gara, una mattinata in montagna;poi una pizza quattro chiacchiere efu così che entrarono in confidenza.


Al era un cuoco, di quelli in gamba, non uno stellato, a lui non interessavano quei riconoscimenti, faceva una cucina di tradizione di alto livello con innovazioni interessanti che caratterizzavano il suo intervento. Da qualche anno lavorava per la mensa di un ospedale in modo di avere più tempo libero. La nostra storia parte da cui dal fatto che Al era un cuoco.


Un sabato uscirono ad allenarsi in compagnia, c’era tanta gente, alcuni erano venuti da lontano, Al invitò quelli che erano liberi a fermarsi da lui per un boccone e un po’ di relax. Jo disse: verrei volentieri ma sono fradicio di sudore, non ho portato niente, né per lavarmi né per cambiarmi, sarà per un’altra volta. Nessun problema rispose Al, ti do io un cambio e a casa mia ti puoi fare una doccia. In sei si diressero verso casa di Al, arrivarono si lavarono e si cambiarono.


Al diede a Jo una sua tuta che aveva trovato nel un pacco gara di una maratonafatta anni prima e che portava spesso.Jo la mise e si senti fiero di portare quella tuta indossata dall’amico, si sentiva bene con quell’indumento, le gambe avevano voglia di muoversi, sarebbe subito tornato a correre.


Mangiarono chiacchierando di tutto ma soprattutto di corse, montagne, gare, poi c’era sempre chi metteva una punta di goliardia ad ogni argomento suscitando grandi risate. Nel pomeriggio si lasciarono a malincuore ognuno chiamato dai suoi impegni ma con la promessa di rivedersi al più presto.


Jo andò a casa e con difficoltà si tolse quella tuta, la lavò per riconsegnarla al proprietario alla prima occasione. Ma più la guardava e più sentiva il bisogno di rimetterla. Pensò: ma che strana fissa mi è venuta? Mi si sta sciroppando il cervello?


La mattina dopo si alzò di buon ora, decise di uscire a correre e, senza quasi accorgersi, infilo la tuta di Al. Partì subito più forte, faceva fatica ad andare piano per fare un po’ di riscaldamento, poi lasciò andare le gambe e corse a sensazione, senza verificare i ritmi sull’orologio al polso. Corse come non mai, l’aria fresca in faccia e la sensazione di correre finalmente in scioltezza, leggero e veloce.


Arrivò a casa, dopo la doccia scaricò i dati del gps, meraviglia: aveva corso con un ritmo inferiore di 10 minuti sui 10 km. rispetto al suo miglior tempo di sempre. Incredulo verificò bene i dati controllò anche gli orari nel caso che l’orologio si fosse guastato. No i tempi erano corretti. In preda ad una grande eccitazione telefonò subito al Al e gli raccontò tutto.


Al si congratulò, era veramente contento per l’amico, ma la sua voce era strana, cosa succede Al? chiede Jo. Niente di particolare, mi sento strano, stanco, mi manca l’energia e sì che ho dormito tutta notte. Sono uscito anch’io a correre, ma sono rientrato per la stanchezza.


Nel pomeriggio Jo uscì di nuovo a correre con la sua divisa, ma questa volta niente magia, gambe dure e tempi lenti, siamo tornati alla normalità pensò. Pensò tutto il tempo alla corsa di come era volato la mattina e come era tornato lento nel pomeriggio. Verso sera per rompere la tensione, si rimise la tutta di Al e fuori a correre! Incredulo senti le gambe girare a mille, fece dieci km a canna come non mai. Tornò sudato, un po’ stanco ma soddisfatto e controllò subito i tempi, di poco ma erano ancora migliorati, fantastico la tuta di Al mi porta bene, pensò.


Telefonò subito ad Al per aggiornarlo e lo trovò in preda allo sconforto, Al gli disse: verso mezzogiorno stavo meglio, mi ero convinto che la stanchezza fosse una cosa passeggera, ma un’ora fa ho iniziato a sentirmi stanchissimo, spossato e sono qui che fatico a stare in piedi. Adesso vado a letto e spero di riprendermi per domani, devo lavorare e mi vorrei allenare, oggi ho riposato e mi trovo più stanco di ieri.


Il lunedì tardo pomeriggio Jo andò da Al a riconsegnare la tuta, uscirono a correre insieme, ma niente tempi meravigliosi, solo la fatica di sempre ai ritmi di sempre…Salirono da Al e mentre questo si faceva la doccia Jo, in preda ad un impulso irrefrenabile, si infilò in camera da letto, aprì l’armadio di Al e tra i capi sportivi cercò una maglia particolare a cui Al teneva molto, niente di speciale, una maglia quasi incolore, sbiadita dal tempo e dal sole, ma era la maglia che lo aveva accompagnato nel deserto, la maglia che aveva indossato per una settimana alla MDS, la maglia che indossava quando aveva attraversato il traguardo.


Nascose la maglia nella sua borsa e dopo poco tornò a casa. Mentre guidava pensava, ma cosa sto facendo, sono pazzo, portare via ad Al il suo cimelio, adesso come gliela rendo? Come può una maglia trasmettere l’energia da una persona ad un’altra? Finiscila con queste scemate, stai esagerando, si disse. Nei giorni successivi indossò sempre quella maglia e iniziò a correre più forte e più a lungo, si sentiva forte, potente, invincibile. Una sensazione di superiorità l’aveva invaso, adesso si che andava forte e tutti i veloci del club avrebbero fatto i conti con lui!


Al era invece sempre più stanco, spossato, avrebbe dormito continuamente, restò un paio di giorni a casa, andò dal medico. Niente da fare, la situazione non cambiava. Tornò al lavoro, svolgeva i suoi compiti con fatica, si sarebbe addormentato sui fornelli, quasi non riusciva a fare un impasto. A volte su pressione dei colleghi si sedeva un attimo e si addormentava, si svegliava e rosso di vergogna schizzava in piedi per riprendere il lavoro, ma per lo sforzo quasi cadeva in terra. I colleghi avvertirono i medici della struttura che lo visitarono e gli consigliarono un po’ riposo. Ma la situazione non cambiava, Al deperiva, giorno dopo giorno. Era già magro di suo, e tutti erano sinceramente preoccupati per lui, anche Jo andava a trovarlo e lo rincuorava, ma, senza che nessuno sapesse niente, continuava a correre con la famosa maglietta di Al.


Un giorno Al era al lavoro, faticava a stare in piedi, arrivò un dottore e un infermiere, lo presero sotto braccio e lo costrinsero a sedersi su una sedia. Non era una sedia normale, aveva le rotelle e una cintura che allacciarono alla sua vita. Voleva protestare, si voleva alzare ma non riuscì a reagire. I due spinsero la sedia in un ascensore e schiacciarono il pulsante dell’ultimo piano. Al vide tutto ma non fu in grado di dire niente. Lo portarono in una camera con vista sul parco. Il parco che lui conosceva bene, dove correva quasi tutti i giorni nella pausa pranzo. Gli dissero che era per il suo bene, gli avrebbero fatto tutti gli accertamenti e in breve sarebbe tornato in forma come prima.


Mentre il personale preparava la camera spinsero la sedia vicino alla finestra per fargli vedere fuori, vedere il suo amato parco. Vide gente correre, avrebbe voluto essere con loro e non legato su una sedia in attesa di un letto d’ospedale. Vide una persona correre, il passo gli era familiare, era Jo che correva veloce e sorridente. Qualcosa non quadrava, e la sua attenzione fu attirata dalla maglia che Jo indossava, anche se era lontano e provato quella maglia l’avrebbe riconosciuta tra mille: era la sua maglia “del deserto” quella che conservava per le corse importanti. Perché Jo la indossava? come l’aveva avuta? era sicuro di non sbagliarsi, quella era la sua maglia. Si agitò, voleva andare a chiedere spiegazioni, ma era lì, inchiodato su una sedia a rotelle. Sentì la rabbia salire, si agitò, cercò di alzarsi, di slegarsi, alla fine riuscì solo a ribaltare la carrozzina. Arrivarono subito infermieri e medici, lo trovarono che farfugliava frasi sconnesse, imprecava, cosa insolita per lui. Lo presero e lo misero a letto, lo sedarono con un’iniezione e per Al il mondo divenne nero.

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