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World Running Academy Magazine

Io e la Mezza

Giovanni Pessina | Gennaio, 2016

Mi ero iscritto ad una mezza maratona, mi ero allenato seguendo più o meno la scheda datami da un preparatore qualificato, comunque avevo corso molto ed ero pronto. Sono all’area di partenza, pettorale sulla maglia qualche chiacchiera con i vicini di riscaldamento, poi, lo speaker che chiama. E’ ora di partire, l’adrenalina è già alta penso a come andrà vorrei che andasse bene, ovvio, ma un fondo di insicurezza mi dice il contrario. Forza,mi dico, fino a due o tre anni fa non riuscivi a fare neanche 20 km e adesso sei in linea di partenza per una corsa seria, vai tranquillo.


Ecco Il botto, si parte, attivo il gps parto piano ma non troppo le gambe girano da sole, sciolte, senza fatica. Sono partito dietro per non farmi superare e in effetti sono io a superare dei partecipanti che si sono messi nelle prime file anche se sono lenti. Sta schiarendo, il tempo sarà bello, ottimo auspicio per la gara. Macino chilometri e quasi non me ne accorgo, il fiatone si fa sentire ma non come di solito, il morale è buono e avanzo. Primo ristoro, sono già passati 5 km e non me ne sono accorto, bevo un bicchiere d’acqua camminando e riprendo a correre, guardo il panorama e gli altri concorrenti, alcuni chiacchierano, vorrebbero coinvolgermi, ma sorrido loro e tiro dritto. Divento ottimista, continuo a correre la gente mi incoraggia mi chiama per nome i bambini chiedono il 5 e li ricambio sorridendo, mi sento un atleta vero! Arriva il ristoro dei dieci, bicchiere d’acqua un mezzo gel e via.. la giornata è decisamente bella, tempo tiepido, cielo limpido, correre è bello.


Km dopo km avanzo, ai 15 le gambe sentono un po’ di fatica ma è normale forse rallento leggermente ma sono in media per il mio best! Mi risparmio un po’ fino ai 20 e poi, penso, una corsa trionfale verso il traguardo. Ho corso, mi sono sacrificato, mi sono alzato presto alla mattina, le ripetute, ho fatto le ripetute, io che le odio! Sentire il cuore in gola, i polmoni che scoppiano, il sudore freddo il corpo che si rifiuta “di ripetere” e io che gli dico: forza ancora, ancora, tieni duro! Ecco il cartello dei 20 lo supero e.......


E mi trovo nel buio della mattina presto, fa freddo e c’è umido sono alla partenza della mezza, ma come è possibile? Tutti sono ancora intabarrati in sacchi neri del pattume, in tute bianche da verniciatore o in vecchi pile. Buff sulle orecchie e anche sulla bocca a proteggere. Vorrei tornare a letto ma sono qui, mi sono preparato. Corricchio, miscaldo, abbandono l’antivento in un angolo e sono nella “gabbia di partenza”.


Lo sparo mi scuote, si parte, le gambe sono un po’ rigide per il freddo ma corro con ampi passi per non perdere tempo. Il buio e l’umidità persistono, non riesco a scaldarmi, le mani sono fredde, sudo e sento il sudore raffreddarsi adosso, brutta senzazione. Ma cosa ci faccio qui? se avessi aspettato ancora un mese... non moriva nessuno, sapevo che la preparazione non era al top, si avevo seguito le tabelle ma... il lavoro, gli impegni di famiglia, qualche serata con gli amici. Non esistono solo le tabelle, il preparatore che crede? Mica mi ha dato il vangelo! I km non passano sono solo a 3 e vorrei smettere, non sono in giornata, sono spallato! Ho freddo e la testa gira a mille: non ho pagato il bollo dell’auto, voglio giocare a golf ai caraibi, devo dire al vicino di parcheggiare la sua auto lontano dalla mia porta....


Arrivo al primo ristoro bevo un po’ d’acqua, mi ritiro o continuo? Ma no continuo sono solo 5.. non posso fare la figura del fesso. Le gambe non vanno sono dure e i muscoli fanno male, ma perchè? Non c’è risposta. Proseguo sempre più lentamente e sempre più in confusione, in molti mi sorpassano, li vedo di spalle e mi arrabbio. Magri, grassi, con i piedi piatti, com’è che tutti questi vanno più forte di me? Dovevo allenarmi di più, non sarò fatto per la corsa, però mi piace è per questo che sono qui! Continuo anche se il mio best è andato, a questo punto spero di arrivare nel tempo massimo consentito due ore e trenta per 21 km e rotti! Mi sento uno schifo. Quelli dell’assitenza mi incoraggiano urlando: DAI CHE QUASI CI SEI, DAI..


Il cartello dei 20 km. Deo Gratias! Vedo una luce spalanco gli occhi ma dove sono? Sono a letto, ho sognato, ho avuto un incubo. Tra cinque minuti suonerà la sveglia, blocco la suoneria per non far rumore la casa è silenziosa, tutti dormono.


Mi alzo per prepararmi alla mia famosa mezza, ho voglia di correre chissa come andrà, lo saprò solo correndo, oggi anche i sogni sono contraddittori, forse lo sono sempre. Correre è un’esperienza sia fisica che mentale, ogni volta diversa, ogni volta con senzazioni nuove da scoprire, sprimentare e vivere. É per questo che corriamo.

Racconti | 1 Commenti

Roberto - lunedì 18 gennaio 2016 20.03

Hai colto l'essenza , il cipiglio che accompagna tutti noi grandi atleti ... Fiero di conoscerti Mc Scozzese

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