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L'ultimo passo

Giovanni Pessina | Luglio/Agosto, 2016

L'ultimo passo - Giovanni Pessina

La corsa era stata dura più del previsto ma ora era quasi arrivato, aveva camminato, corso e aveva corso gli ultimi chilometri, vedeva il traguardo, là, sempre più vicino. Ancora pochissimo ed era veramente finita, alzò il piede destro per l’ultima falcata, il piede sarebbe atterrato esattamente sulla linea di arrivo, si sarebbe sentito il suono gracchiante del cicalino di controllo che avrebbe bloccato il suo tempoe la sua azione.


In quel momento sentì nel suo orecchio un mormorio, era il suo ultimo passo che gli stava parlando: Giovanni sai cosa stai facendo con questo ultimo passo e questo passo da dove nasce? Io sono l’ultimo passo di questa corsa e del tuo desiderio, quello che hai espresso tempo fa.


Pensai e risposi, è vero sono alla fine di un sogno ad occhi aperti, fatto a gennaio, sogno che ho quasi realizzato e devo concluderlo degnamente.


L’ultimo passo commentò, no non essere stupido il sogno è iniziato molto tempo prima, non lo sapevi perchè spesso i sogni si dimenticano, vanno via e ti lasciano un vuoto che poi riempi col quotidiano ma le tracce del sogno restano anche se non si vedono, devi partire da più indietro nel tempo.


La corsa mi era sempre piaciuta, l’aveva praticata per periodi alterni, molti anni fa, forse in un’altra vita. Poi rapporti personali, professionali, nuovi stimoli mi avevano portato altrove. Ma quando vedevo gente correre un po’ li invidiavo avrei voluto unirmi a loro e correre, non ero particolarmente portato per questo sport, ma la passione è la passione, con le passioni non ci discuti le segui.


Un giorno sentii un forte desiderio di correre, aprii un armadio sul balcone, dove conservavo le ultime scarpe da corsa acquistate e usate poco, sorpresa: le scarpe si erano aperte, la suola staccata per metà.Dieci anni di freddi inverni e afose estati milanesi avevano terminato l’opera da lui iniziata. Nuovo paio di scarpe e un po’ di abbigliamento adeguato e via, su e giù per il parco Sempione, la Montagnetta di San Siro con le montagne più alte all’orizzonte che lanciano un richiamo: si può correre anche qui.


Memento audere semper, recitava il poeta. Perchè no? Una domenica la decisione via in Grigna, anzi verso il Grignone ma salgo lentamente e con fatica, ma l’entusiasmo non viene mai meno, penso che questo è il primo passo. Attorno c’è chi corre su verso il rifugio con passo elastico e un respiro quasi regolare. Allora si può! Si che si può basta allenarsi. Facile da dirsi un po’ meno a farsi ma prova e riprova qualche risultato lo ottengo.Poi l’incontro con quelli della mia associazione le Tartarughe della Kirghisia, non nomino nessuno perchè tutti mi hanno dato degli stimoli nella corsa con parole, esempi, ecc.. Con Alberto e Roberto incontro Paolo che, tra varie attività legate alla corsa, fa il preparatore atletico. Cosa fa il preparatore atletico? Ti prepara? Si ma anche no, per me ti allarga l’orizzonte e vedi cose fino all’ora nascoste. Ti tiene anche con i piedi per terra. L’ultimo pensiero chiese se in questa lista non avessi dimenticato nessuno. Risposi che mancava Fiona, mia moglie, l’elemento più importante perchè aveva condiviso una passione, l’aveva fatta sua, si era allenata, aveva trascinato ancheme nei momenti di stanca e adesso era là al traguardo ad aspettarmi, era già arrivata.


Così andiamo meglio disse l’ultimo passo, il desiderio di correre ecco cosa ti ha mosso, certo che ha quel tempo volevi solo correre. Io ripresi dicendo che si volevo correre e mi bastava quello, vedevo altri correre e mi sembravano tutti superatleti, questo mi capita ancora adesso ma non sono in competizione con nessuno o quasi e cerco di godermi la corsa. L’ultimo pensiero disse: quest’anno però hai espresso un desiderio che ha cambiato le carte in tavola, volevi fare le 3 classiche e stai finendo l’ultima.


Si, dissi, è l’anno dei 60, 60 anni e volevo festeggiarli correndo delle corse classiche italiane su strada, la 50 di Romagna, il Passatore e questa la Pistoia Abetone. Tre torte con duecento candeline da spegnere, ci vuole fiato! Mi sono preparato per farle, l’incertezza di non riuscire a finirle è sempre stata lì con me, qualche incidente di percorso ma alla fine le ho chiuse. L’ultimo passo mi chiese. E le medaglie? Ho visto che ci tieni ad averle? Si, risposi,perchè sono il simbolo di quanto fatto per arrivare al traguardo, determinazione, voglia di arrivare,ecc. Questa corsa è stata più dura del previsto, mi sono maledetto mille volte per essermi iscritto e guardandomi in giro mi sono benedetto mille volte per aver deciso di farla. Fiona è meno passionale e più tecnica, si prepara, è molto scientifica e arriva al traguardo prima di me. Chissà se sogna la corsa e come la sogna?


L’ultimo passo mi chiese come, tra pochi milesimi di secondo,la mia vita sarebbe cambiata. Dissi che ero felice di aver raggiunto il traguardo programmato, di aver spento l’ultima candelina.L’arrivo sarebbe stato l’inizio di qualche cosa di nuovo, tutto da costruire con nuovi programmi, stimoli, sogni. Ero stanco e chiesi all’ultimo passo di lasciarmi andare oltre il traguardo per sedermi, riposare e subito pensare alla prossima corsa. Quale? Ve lo dico la prossima volta checi sentiamo.

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