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Passatore a quattro mani e quattro piedi

Giovanni Pessina | Giugno, 2016

Passatore a quattro mani e quattro piedi - Giovanni Pessina

Decidiamo di iscriverci al Passatore, Fiona non ha potuto correrla lo scorso anno a causa di un infortunio e vuole provare la distanza dei 100 km. Per Giovanni è la seconda esperienza.


Intensifichiamo le corse su strada per prendere confidenza con l’asfalto, solita trafila:una maratona, due 50 km, salite. Il tutto con discontinuità dovuta, per Fiona, ad impegni professionali ed a un paio di infortuni per Giovanni. Il sabato fatidico arriva, siamo a Faenza, prendiamo il treno per Firenze con moltissimi altri “Passatoristi”si parla di esperienze passate, preparazione, strategie, entriamosubito nello spirito della gara. A Firenze recuperiamo il pettorale, incontriamo le Tartarughe e le accompagnatrici, salutiamo vecchi e nuovi amici, siamo impazienti di partire.


G-Finalmente lo sparo, breve corsa in Firenze e poi via verso Fiesole. Il caldo è notevole sui 30 gradi con punte di 35, non siamo abituati, si suda subito, si beve molto, ci si bagna, la testa e il collo, ai tubi dell’acqua messi a disposizione da persone locali che non ringrazieremo mai abbastanza. Mi sento bene, non forzo l’andatura, cammino sulla salita di Fiesole le cose vanno bene.


F- Eccomi alla partenza insieme a Giovanni e le altre Tartarughe, circondati da tanti tanti runner tutti impazienti di partire. Meno male stiamo qui all’ombra e intorno al collo ho il mio “oro liquido”, cubetti di ghiaccio in un fazzoletto per combattere il caldo, come consigliato dall’amica e ultrarunner Brenda Guajardo. VIA! Si corre e mentre lasciamo Firenze e iniziamo a salire mi ripeto continuamente, ma come si fa a correre con questo caldo? Per me è il nemico numero uno, sarà per via di un DNA nordico ma con questa aria calda non riesco a respirare. Di una cosa sono sicura: non correrò MAI nel deserto, non fa per me.


G- proseguo la mia corsa, Fiona è qualche metro dietro me, impreca ancora per il caldo, ma prosegue con passo regolare, deve solo scaricare la tensione che ancora sente.


F- La salita si fa sentire e la temperatura sale. Metto in atto la strategia del coach. Cammina più veloce che puoi ma cammina, non sprecare le tue energie. Ripeto le sue parole: il tuo lento iniziale sarà il tuo veloce finale. Vediamo se sarà così! Intanto approfitto di ogni opportunità per bere un po’ di acqua.


G- siamo al 20km sento un calo di energia, le gambe non girano più bene, Mi lascio affiancare da Fiona e le dico di andare avanti, rallento un po’ e poi riparto. La vedo andare, io rallento sì ma non riparto, corricchio per una decina di km, mangio un pezzo di barretta ma non cambia nulla. Vengo superato da un po’ di persone, scambio qualche battuta e un paio mi chiedono tutto bene? Si, rispondo. Sicuro? Si, si. Mi fermo al ristoro di Borgo San Lorenzo e mentre contemplo cibi e liquidi offerti, un addetto dell’ambulanza mi chiede come mi sento e se voglio salire un attimo a provare la pressione.Mi fanno sdraiare, i valori, leggermente alterati, tornano in breve normali, mi offrono un bicchierino d’acqua, uno zuccherino, un biscottino, la piacevole vita del soccorso! Dopo una ventina di minuti scendo dall’ambulanza e riparto dopo aver gustato un pezzetto di piadina e nutella. Inizia la salita alla Colla, che salgo di buon passo in buona compagnia. Mi sono chiesto più volte cosa faccio, mi fermo o continuo? Domanda retorica, perché non voglio fermarmi e poi è stato un episodio di crisi, superato.


F. Finalmente un po’ di discesa e Giovanni mi propone di correre. Partiamo insieme ma improvvisamente non lo vedo più. Lo cerco con un sms e mi dice di andare, che ha bisogno di rallentare. Ci accordiamo di restare in comunicazione via sms ad ogni posto di controllo. Sono preoccupata. Voglio assolutamente che porti a termine la gara. Ci siamo allenati insieme, dobbiamo arrivare tutti e due al traguardo. Intanto arrivo a Borgo San Lorenzo con il tifo delle due assistenti delle Tartarughe Sonia e Barbara e punto la salita per la Colla. Anche qui si tratta di camminare. Fa meno caldo ora e spingo più che posso, cercando di raggiungere e poi superare le persone davanti a me. Anche se cammino vado ad un ritmo così veloce che mi gira la testa. Mi sento fiacca ma non mollo. Mi pongo sempre la stessa domanda, ma si sono così stanca adesso per arrivare alla Colla, come farò a fare altri 52 km? Come farò? Intanto continuo la mia sfida di superare le persone davanti a me sulla salita.


G- arrivo alla Colla col buio, bevo, recupero la borsa, cambio la maglia zuppa con una fresca, prendo l’antivento che sarà inutile visto il caldo e mi incammino verso la discesa. La salita e la discesa alla Colla, sono a mio parere la parte più bella del percorso, scesa la temperatura, diminuito il traffico fastidioso, sono solo con me stesso, penso alla gara ma anche ad altre mille cose. Trovo un’andatura che mi consente di correre senza avere dolori ai due stiramenti addominali e vado con la pila frontale che apre il buio davanti ai miei piedi.


F- La Colla! E Sonia che mi accoglie con un grande bacio! Passa il controllo e poi cambiati! OK, OK. Nella confusione delle tante borse, cerco la mia. Mi tremano le gambe dalla stanchezza. Cambio maglietta, tiro su la giacca e riparto. Mi ricordo i consigli. Non buttarti in discesa. Mangio qualcosa velocemente mentre cerco di fare slalom tra le macchine che bloccano la strada. Poi la discesa diventa meno ripida e trovo il mio passo. Non so come ma non sono più stanca. E vado godendomi la notte.


G-Dopo la discesa, si scende ancora ma con un po’ di sali scendi mi fermo brevemente ai ristori alterno corsette e camminate, non riesco a correre come vorrei, ma mi sento bene, e procedo fino a Marradi, dove mi lancio in una corsa vera da atleta per la gioia del fotografo che mi ringrazia.


F- Non mi accorgo dei chilometri che passano, sembra davvero tutto facile, senza sforzo. Una sensazione fantastica. Il premio di ogni runner! Improvvisamente nella notte una macchina si ferma e una voce familiare che grida “Fiona”! Altre due Tartarughe, Antonietta e suo figlio Fabrizio, mi fanno la sorpresa. Partiti da casa dopo cena sono arrivati per incoraggiarci nella sfida. Mi sento carica, proseguo nella discesa con le gambe che vanno da sole ed in un attimo eccomi a Marradi. 65km fatti.


G-Procedo con la stessa andatura corsa-camminata fino a Brisighella dove accelero nella salita finale, ho sete e fretta di arrivare al ristoro, ma vedo una presenza in cima alla salita, è Antonietta, campionessa delle Tartarughe, che accompagnata dal figlio Fabrizio è venuta a dare sostegno alle Tartarughe impegnate.La sua presenza è sportivamente stimolante, ti fa tornare tutte le energie. Al ristoro c’è Gianluca con un ginocchio gonfio che sta facendo degli impacchi di ghiaccio, terminerà il suo Passatore con una camminata di 35 km a causa di questiproblemi.


F- Adesso però la fatica aumenta. La strada per Brisighella è meno amica, scende si, ma meno e con qualche salitina. Inserisco di nuovo qualche camminata per non stancarmi troppo. Faccio fatica adesso a bere e mangiare. Lo stomaco protesta. Brisighella sembra sempre lontano ma ecco che vedo le torri della città. Ultimo controllo e poi si corre a Faenza. Si vorrebbe correre, ma le gambe cominciano a stancarsi e lo stomaco soffre. E quindi vado alternando corsa e camminata. Ultimi 5 km e vedo davanti a me una maglietta che riconosco. Chi può essere quella Tartaruga che cammina barcollando un po’? Raggiungo Jessica con un ginocchio sofferente. Facciamo gli ultimi km insieme e nonostante i vari dolori, corriamo l’ultimo km insieme, passando il traguardo allo stesso istante, a braccia alzate e mani unite. Vittoria!!! La mia prima ultramaratona! I miei primi 100 km! Ma dov’è Giovanni?


G- Mi fermo brevemente e riparto, ho voglia di finire, mancano 15 km, spunta il sole, arriva la luce, questi ultimi chilometri sembrano, lunghissimi, interminabili. Voglio arrivare, voglio passare sotto lo striscione del traguardo. Gli ultimi 2 km sembrano eterni ma finiscono anche loro come i precedenti, corro più forte che posso l’ultimo chilometro, non ne posso più. Al traguardo vedo Fiona, Fabrizio, Maurizio, Dario, Jessica e Vito. Passo il traguardo e mi mettono la medaglia al collo, è finita. Le gambe sono stanche ma la testa è lucida, ripulita dalle scorie e tensioni, mi sento bene, felice di non essermi fermato. Un po’ di rammarico per aver corso più di testa che di gambe, ma non importa volevo arrivare e sono arrivato. Adesso relax, aspettando Gianluca con il suo dolorante ginocchio e Rosalina, alla fine tutti finisher!


Fiona Hunter e Giovanni Pessina

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