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60km come gesto d'amore verso la disabilita'e

Lorenzo Ruspi | Marzo, 2016

60km come gesto d'amore verso la disabilita'

Fonte foto: http://www.giornalettismo.com/

Tutti i giorni si parla di molti fatti che accadono nello Sport e nella Vita in generale, ma spero che siate d’accordo con me nel pensare che non si dedica mai abbastanza spazio per parlare di chi nella vita è stato magari meno fortunato di noi e vive delle situazioni di disabilità.
La storia di cui vi voglio parlare risale al 2014, ma questo gesto - a mio avviso bellissimo - è passato purtroppo ai più inosservato ed il mio intento in questo spazio dedicato al Sociale è quello di raccontarvi di questa camminata di 60 km fatta con il cuore in mano e il fratellino affetto da paralisi cerebrale sulle spalle da parte di Hunter Gandee, un quattordicenne del Michigan.


I due fratelli hanno partecipato assieme a una maratona di beneficenza e Hunter ha voluto dare al fratellino minore Braden, che non è in grado di camminare per la malattia, la gioia di tagliare insieme il traguardo con al seguito anche i genitori.
L’obiettivo della famiglia Gandee era ben chiaro: sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle paralisi cerebrali infantili e chiedere che la ricerca medica lavori per trovare nuove cure e terapie per tutti i bambini come Braden.
La famiglia di Braden è partita da Temperance, una piccola cittadina vicina al confine con l’Ohio con destinazione l’Università del Michigan: il tempo previsto doveva essere di un paio di giorni, ma il percorso è stato molto duro e ci sono stati momenti nei quali la famiglia si è dovuta fermare ed è stato il supporto di amici e parenti e la forza del cuore che hanno permesso loro di arrivare fino all’ultimo ostacolo rappresentato da una collina dove era stato sistemato un grosso cartellone pubblicitario. Arrivato in prossimità del cartello Hunter ha alzato il fratellino sganciandolo dalle spalle e gli ha fatto toccare con una mano il cartellone. Risultato: un grandissimo applauso che ha contagiato tutti!


Al termine della maratona qualcuno ha chiesto al piccolo Braden come si sentisse. «Stanco» – ha risposto semplicemente il piccolo.Anche Hunter lo era e non facciamo fatica a crederlo. Hunter è un atleta, un wrestler che forse un giorno intraprenderà la carriera da professionista. Ha spiegato di essere allenato alla fatica, ma quello che ha fatto per il fratellino va ben oltre il semplice gesto atletico: «Non riesco a dire quanto Braden sia speciale per me, non riesco a dirlo con le parole – ha detto – È eccezionale. Lui per me c’è sempre e volevo davvero fare qualcosa per lui”.


In sintesi potremmo dire che Hunter ci ha insegnato a buttare il cuore oltre all’ostacolo e a non aver paura di toccare determinate tematiche.


Lorenzo Ruspi - Presidente Associazione 'Lo Sport Insegna®'

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